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Compliance: funzione strategica per la tutela dell'investitore nel nuovo mercato MiFID

 
Sono 35 gli intermediari finanziari nazionali ed internazionali, tra banche, società di gestione del risparmio e società di intermediazione mobiliare, che hanno partecipato alla prima ricerca in Italia, svolta da SDA Bocconi in collaborazione con HP e SIA-SSB, sul tema del "compliance risk" nei servizi di investimento MiFID.

Milano, 24 gennaio 2008 - E' questo uno dei risultati che emerge dalla prima ricerca in Italia, realizzata dalla Divisione Ricerche della SDA Bocconi in collaborazione con HP e SIA-SSB, sul tema del "compliance risk" e focalizzata sui servizi di investimento, come definiti dalla Direttiva MiFID.

Alla ricerca, che analizza lo stato attuale e lo scenario evolutivo dell'organizzazione della funzione compliance, hanno partecipato 35 intermediari finanziari italiani e stranieri selezionati tra banche, società di gestione del risparmio e società di intermediazione mobiliare. Di recente, la presenza della funzione "compliance" è diventata obbigatoria sia per le banche (normativa Banca d'Italia 10/07/2007), sia per le società di investimento (regolamento congiunto Consob-Banca d'Italia del 29/10/2007).

Quattro le aree di indagine in cui si è articolata l'attività di ricerca: il posizionamento della funzione "compliance" nella struttura organizzativa, i ruoli attribuiti alla funzione "compliance", le metodologie di misurazione, di trasferimento e di mitigazione del compliance risk nell'area dei servizi di investimento ed infine le modalità di interazione tra la funzione  compliance" all'interno della struttura e all'esterno.
Sul fronte dell'adeguamento alla direttiva MiFID, dai dati rilevati nel corso del 2007, risulta che la compliance alla normativa, che pone al centro la tutela dell'investitore, rientra tra i valori essenziali degli intermediari finanziari e ciò assume connotati, da un lato, di visibilità, dove la funzione "compliance" trova un raccordo nell'ambito del sistema dei valori aziendali, dall'altro di concretezza, quando sono presenti in azienda meccanismi che la legano al sistema incentivante. Per il momento tale situazione "virtuosa" caratterizza la minoranza delle realtà indagate, solo il 20% dei casi.

Pur essendo correttamente interpretato, in chiave propositiva e di supporto consulenziale alla struttura aziendale, il ruolo della funzione "compliance" è a volte ancora sottostimato.

"In generale, la situazione appare sensibilmente differenziata tra gli intermediari con operatività internazionale e gli intermediari con prevalente operatività domestica - spiega Paola Musile Tanzi, Responsabile dell'Area Intermediazione Finanziaria di SDA Bocconi e coordinatrice della ricerca - i primi risultano avere già metabolizzato la presenza della funzione compliance nella struttura aziendale, il ruolo e le esigenze in termini di risorse e di strumenti."

La ricerca evidenzia anche il positivo contributo che la funzione "compliance" nella maggioranza dei casi presta al processo di innovazione della propria realtà aziendale. Per il 66% dei partecipanti, infatti, il dialogo tra la funzione compliance e le altre funzioni aziendali favorisce il  diffondersi della cultura della conformità e deve generare anche opportunità di innovazione.

Dal confronto tra ottiche aziendali differenti nascono soluzioni che facilitano l'operatività nel rispetto delle regole del gioco. In questa visione si riconosce la maggioranza delle imprese oggetto dell'indagine, in particolare quelle con operatività domestica facilitate dalla vicinanza "fisica" tra la funzione compliance e le "unità di produzione dei servizi".

"La nuova funzione di compliance diventa uno strumento indispensabile per l'operatore finanziario che persegue l'innovazione, garantendo nel contempo la tutela degli investitori - ha commentato Renzo Vanetti, Amministratore Delegato di SIA-SSB - e ciò assume una sempre maggiore valenza strategica nel nuovo scenario europeo che, attraverso la MiFID, vede aumentare il livello di competizione e la necessità di garanzie nei confronti dei risparmiatori".

L'autonomia gestionale della funzione "compliance" appare ad oggi ancora limitata. In genere non dispone, infatti, di un budget indipendente ai fini della pianificazione e della gestione dei propri interventi. Solo 11 realtà su 35 dichiarano un budget autonomo. Ciò riguarda in modo più marcato le realtà domestiche e gli intermediari non bancari di quelle con operatività internazionale e delle banche.

Gli strumenti di mitigazione del rischio di compliance sono scarsamente diffusi: l'80% degli intermediari finanziari partecipanti alla ricerca dichiara di non avere alcuno strumento di mitigazione del compliance risk.

"L'impegno di HP legato a soluzioni innovative sulla compliance è dimostrato da una vasta gamma di soluzioni e servizi che garantiscono il controllo di qualità dei processi operativi:  all'accesso alle informazioni, ai flussi di verifica e approvazione, dai rapporti con i clienti, alle relazioni con fornitori e partner" - spiega Diego Giuliano, Business Solutions Manager HP Services, HP Italia. "L'adeguamento alle norme va infatti assicurato da un sistema di controllo delle attività che, per risultare davvero efficace ai fini della riduzione del rischio, deve seguire procedure predefinite e automatizzate, in modo da essere perfettamente integrato con il modus operandi di un'azienda."

In considerazione dei risultati emersi, la ricerca sulla compliance potrà essere estesa agli intermediari finanziari di tutta Europa.


 
 

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